
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono oltre 4.000 composti chimici sintetici, usati dal 1950 per rendere impermeabili e antiaderenti tessuti, pentole, carta e imballaggi. Definiti “inquinanti eterni” perché non biodegradabili, persistono nell’ambiente e si accumulano negli organismi, contaminando acque e alimenti, con potenziali rischi per la salute (interferenti endocrini).
Ecco i dettagli principali sui PFAS:
- Dove si trovano: Sono impiegati in pentole antiaderenti (Teflon), abbigliamento impermeabile (Goretex), schiume antincendio, imballaggi alimentari, detergenti e cosmetici.
- Contaminazione: A causa della loro elevata mobilità, inquinano le falde acquifere, specialmente in zone industriali (come riscontrato in Lombardia e Veneto).
- Rischi per la salute: L’esposizione prolungata è collegata a disfunzioni ormonali (interferenti endocrini), malattie epatiche, della tiroide e potenziali effetti cancerogeni.
- Situazione attuale: Essendo “inquinanti perenni”, si accumulano nel corpo umano e nell’ambiente, rendendo difficile la bonifica. Nonostante la presenza in acqua, le autorità sanitarie monitorano la situazione, garantendo controlli rigorosi sull’acqua di rubinetto.
Dove si trovano e perché si usano

Grazie alle loro proprietà idrorepellenti (acqua), liporepellenti (grassi) e alla resistenza termica, sono stati utilizzati dagli anni ’50 in innumerevoli prodotti quotidiani:
Casa: Pentole antiaderenti (rivestimenti in PTFE o Teflon®), tappeti e divani antimacchia.
Abbigliamento: Tessuti tecnici impermeabili (come il Gore-Tex) e pelli trattate.
Imballaggi: Contenitori alimentari oleorepellenti (es. scatole della pizza o sacchetti per popcorn).
Igiene e Cosmesi: Alcuni tipi di smalti, mascara e detersivi.
Industria: Schiume antincendio, sciolina per sci, insetticidi e vernici.
Rischi per la salute e l’ambiente

L’esposizione avviene principalmente attraverso l’acqua potabile e il consumo di cibo contaminato (soprattutto pesce, uova e prodotti agricoli coltivati in terreni inquinati). Una volta ingeriti, i PFAS si accumulano nel sangue e negli organi.
Gli studi scientifici hanno associato l’esposizione prolungata a diversi problemi di salute:
Interferenti endocrini: Alterano il sistema ormonale, influenzando la funzionalità della tiroide.
Problemi riproduttivi: Possono ridurre la fertilità e causare danni allo sviluppo fetale.
Rischio oncologico: Alcuni composti, come il PFOA, sono classificati come possibili cancerogeni (legati a tumori al fegato, pancreas e seno).
Sistema immunitario: Possono ridurre la risposta ai vaccini e aumentare il rischio di malattie autoimmuni.
La situazione in Italia
L’Italia è uno dei paesi europei più colpiti dalla contaminazione da PFAS.
- Veneto: È l’area con la contaminazione più grave e nota d’Europa, causata principalmente dagli scarichi della fabbrica Miteni (Vicenza), che ha inquinato la falda acquifera tra le province di Vicenza, Verona e Padova.
- Piemonte: Significative presenze sono state rilevate nell’area di Alessandria (legata allo stabilimento Solvay/Syensqo).
- Mappatura nazionale: Indagini recenti di Greenpeace hanno evidenziato la presenza di PFAS in acque potabili di diverse regioni, inclusi comuni in Lombardia e Lazio.
Normative e limiti
- L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha fissato una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per kg di peso corporeo per la somma dei quattro PFAS più comuni (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS).
- In Italia, il governo ha recentemente approvato l’adeguamento ai nuovi parametri sulla concentrazione complessiva di PFAS nelle acque, dando tempo ai gestori idrici per conformarsi entro il 2026.
I nuovi limiti sui PFAS introdotti dall’Europa

La nuova Direttiva europea sulle acque potabili (UE 2020/2184) introduce due parametri da monitorare per i PFAS:
- PFAS Totali con limite 0,5 μg/L,
- Somma di PFAS (20 sostanze) con limite 0,1 μg/L.
Gli Stati membri devono rispettare questi valori entro il 12 gennaio 2026: fino ad allora si completano mappature, controlli e adeguamenti degli impianti.
A livello di contesto, l’Agenzia europea dell’ambiente ricorda che i nuovi limiti armonizzano il monitoraggio, ma non riflettono ancora pienamente le più recenti evidenze tossicologiche su alcune molecole (il che spiega perché diversi Paesi e città stiano adottando standard più stringenti o misure precauzionali).
Che cosa sono i PFAS?

